Gestire la discontinuità

«Scrivere un libro non era nei miei piani. Sono sempre stato più un uomo d’azione che di carta: preferisco la fabbrica agli uffici, i numeri concreti alle astrazioni. Eppure, a un certo punto, ho sentito l’esigenza di mettere nero su bianco ciò che ho imparato in questi anni, raccogliendo esperienze, errori, riflessioni e visioni. Così è nato Gestire la discontinuità»

copertina del libro di Giordano Riello e Carlo Pelanda Gestire la continuità
copertina del libro di Giordano Riello e Carlo Pelanda Gestire la continuità

Il dialogo tra Riello e Pelanda

Il volume affronta uno dei temi centrali per chi fa impresa oggi: la capacità di riconoscere i segnali di cambiamento e trasformarli in opportunità di crescita. In un mondo attraversato da crisi geopolitiche, transizioni tecnologiche, emergenze ambientali e sfide globali senza precedenti, la discontinuità diventa la regola più che l’eccezione.

Attraverso riflessioni, esempi concreti e riferimenti personali, il volume mostra come l’imprenditore contemporaneo debba sviluppare nuove competenze: flessibilità e resilienza, per adattarsi a scenari in continua evoluzione; visione strategica, capace di guardare oltre l’immediato, e responsabilità sociale, per integrare sostenibilità, innovazione e competitività.

Con un linguaggio diretto e accessibile, Riello e Pelanda intrecciano le proprie esperienze con uno sguardo ampio sul ruolo del Made in Italy e delle filiere industriali, sottolineando l’importanza di valorizzare le radici culturali e produttive del Paese, per una trasformazione del modello economico italiano volta a favorire un capitalismo di massa.

Il testo si rivolge non solo a manager e imprenditori, ma anche a giovani che vogliono avvicinarsi al mondo dell’impresa, a studenti e a chiunque sia interessato a comprendere le dinamiche dell’economia contemporanea.

«Abbiamo voluto mettere su carta ore e ore di dialogo futurizzante che crediamo possano dare nuove soluzioni sistemiche e chiavi di lettura innovative.
Non è un manuale e non è un’autobiografia. È piuttosto una riflessione aperta, un invito al dialogo. Offre strumenti per leggere il cambiamento, trasformarlo in opportunità e non subirlo. Perché se c’è una cosa che ho imparato in questi anni, è che l’incertezza non va temuta: va compresa, gestita e, quando possibile, trasformata in valore»