Non una montagna-museo, ma un laboratorio vivo di impresa, competenze e attrattività generazionale. È questa la rotta tracciata da Giordano Riello al centro del dibattito dei Cortina Future Talks – Impresa ad Alta Quota, il simposio organizzato da Fondazione Cortina e orchestrato dalla conduzione di Bruno Vespa.
Nel suo affondo, l’imprenditore smonta il falso dilemma che da anni imbriglia lo sviluppo delle terre alte: quello tra sterile conservazione e progresso sfrenato. La sfida vera, secondo Riello, sta nella capacità di far dialogare radici storiche e visione industriale: «Cortina non deve omologarsi al resto del mondo, ma fare in modo che il mondo desideri venire qui proprio perché Cortina è diversa da tutto il resto». In quest’ottica, il traguardo di Milano Cortina 2026 diventa lo spartiacque per misurare la vera maturità del territorio.
Il successo dei Giochi non si calcolerà solo nel bilancio dei riflettori o nell’asfalto delle infrastrutture, ma nell’eredità immateriale destinata ai più giovani: costruire le condizioni economiche, lavorative e tecnologiche affinché restare non sia un atto di resistenza, ma una scelta di valore. Guardare oltre il perimetro dell’esercizio per assumersi il rischio, e l’orgoglio, di indicare una direzione e una cima verso cui salire.